Sono passati circa otto anni dalla nascita di Walking Arts NGO, Art, Culture & Heritage, associazione strutturata con sede nel Kurdistan iracheno, nata come strumento per promuovere l’utilizzo dei linguaggi artistici, alternativi, creativi, ovvero tutto quello che si può chiamare art/attivismo in Iraq.
Per sapere cosa sta succedendo a Walking Arts NGO parliamo con il Maestro Luca Chiavinato, tra i fondatori e direttore dell’ONG e che tra la fine ottobre e l’inizio novembre 2025 è stato in Iraq e ha avuto la possibilità di partecipare ad alcune delle iniziative dell’ONG.
Otto anni in breve.
Attraverso diversi progetti, grazie al contributo di artisti e artiste della città di Padova e alla costanza del Maestro Luca Chiavinato Walking Arts NGO ha continuato ad operare in tutto l’Iraq. Sono stati anni di continue sperimentazioni. Dalla musicoterapia nei campi rifugiati al song writer in carcere, dall’organizzazioni di eventi alla realizzazione della prima edizione di Art Trip Festival, il primo Festival dell’arte indipendente in Iraq, fino ad arrivare alla partecipazione in percorsi per la salvaguardia del patrimonio artistico e culturale del paese. Walking Arts NGO ha costruito relazioni, contatti, condivisione che hanno portato ad esperienze significative come l’apertura dell’Accademia delle arti a Bassora o la gestione del primo Coworking artistico a Dhouk.
Oggi 2025
Walking Arts NGO sta confermando la sua vocazione iniziale: essere un network che promuove esperienze locali e al tempo stesso le mette in comunicazione, che federa linguaggi diversi nell’idea di un protagonismo sociale per cambiare il paese. Se all’inizio l’esperienza di Walking Arts NGO era riferita in particolare al Kurdistan Iracheno oggi, senza dimenticare le sue radici, l’ONG opera in tutto il paese. I viaggi e gli scambi di esperienze, pur tra le mille difficolta dovute ai confini interni al paese, alla regione, al mondo continuano in un flusso di occasioni individuali e collettive che rompono le “maledette frontiere” per mettere in comunicazione vissuti e linguaggi artistici diversi ma accomunati dalla voglia di esprimere il cambiamento. L’orizzonte artistico di Walking Arts NGO si è allargato dalla musica, al teatro, al disegno, al cinema fino al free-climbing e al heritage come percorso aperto per accogliere performance creative quanto mai disparate.

Intervista a Luca Chiavinato
- Quali sono le evoluzioni che ha avuto il percorso di Walking Art in questo ultimo periodo?
In questo ultimo periodo Walking Art NGO ha stabilizzato il suo operato soprattutto nel sud dell’Iraq tra Bassora e Bagdad.
A Bassora ha sostenuto la crescita del nuovo collettivo che si chiama Akitu che si occupa soprattutto di musica e teatro. A Baghdad si è occupata di costruire relazioni con tutto quello che è il mondo della produzione cinematografica.
Nello stesso tempo l’Ensemble Mshakht è sempre molto attiva al nord e nei prossimi giorni sarà presente al Duhok Film Festival.
Continua la collaborazioni con l’Università di Udine per quanto riguarda il supporto alle missioni archeologiche ad Akre, nell’area di Duhok, nella formazione di giovani sulla salvaguardia e valorizzazione del patrimonio archeologico dell’area.
Walking Arts NGO sta sviluppando l’dea da cui è nata: essere un network che mettesse in relazione diverse realtà locali, ne aiutasse la nascita e lo sviluppo, per rafforzare una reale rete di associazioni, gruppi informali, collettivi che intendono promuovere attraverso i linguaggi artistici una società sempre più consapevole.

- A quali attività hai partecipato tra Bassora, Baghdad e Erbil nelle settimane in cui sei stato In Iraq insieme a Walking Art NGO?
BASSORA – Ho avuto modo di partecipare per prima cosa a Bassora ad una iniziativa particolarmente significativa, dedicata a “Giovani, pace e sicurezza” in un programma svolto in collaborazione con tantissime realtà, tra cui UNESCO, Università di Padova coinvolta col Centro Studi per i Diritti Umani, Un ponte per e molti altri. Si è trattato di un Festival della durata di una giornata preso la casa Al Quantara. La giornata si è svolta a partire dalla mattina con dei laboratori di pittura, seguiti da dimostrazioni curate da alcune realtà sportive della zona, uno spettacolo della compagnia teatrale, sempre collegata al collettivo connesso a Walking Arts e poi un concerto a cui hanno partecipato circa 350 persone, di cui circa 150 ragazze, ha chiuso la serata. Nel mezzo c’è stata anche un’ora di discussione collettiva molto partecipata con varie realtà e figure del territorio, tra cui il responsabile dello sport di Bassora, alcuni attivisti e responsabili di associazioni locali, che ha riguardato il come far crescere le opportunità e la partecipazione giovanile sia nei processi sociali che politici della città.

BAGHDAD – Dopo mi sono spostato a Baghdad, dove si sono susseguiti tutta una serie di incontri in particolar modo con l’organizzazione Babylon Doc. Si tratta di una casa di produzione cinematografica che organizza il Babylon Doc Film Festival che è un festival di cinema documentario indipendente a Baghdad. Babylon Doc negli ultimi anni si è attestata come distributore di quelle che sono le nuove realtà cinematografiche irachene. Con loro abbiamo stabilito un accordo per promuovere anche in Italia il cinema iracheno. Spero che una selezione della cinematografia irachena curata da Babylon Doc possa raggiungere Padova nella programmazione della sala Fronte del Porto. Sempre a Baghdad ho partecipato alla Conferenza Save the Youth, Peace and Security, organizzata dall’Agency for peace building italiana, dove c’erano realtà di tutto l’Iraq che si occupano di operare con i giovani su vari fronti, che vanno da ambiti più professionali fino a lavori con l’arte, la musica e lo sport.

ERBIL – Ultima tappa del mio viaggio è stata Erbil dove abbiamo incontrato i giovani che nascono dall’esperienza dell’Ensemble Mshakht e che hanno dato vita ad una loro piccola associazione, che si occupa sempre di musica. Con loro abbiamo parlato su come poter collaborare e far parte del network di Walking Arts NGO. Sempre a Erbil ho avuto un incontro con il nuovo console italiano, nel quale abbiamo parlato molto di quello che stiamo facendo come Walking Arts NGO e di quali sono le prospettive in Iraq. Infine ho incontrato un’organizzazione olandese che si occupa di promuovere l’arrampicata come forma di sport che genera coesione sociale e dialogo soprattutto tra i giovani. Ho partecipato a due serate che avevano organizzato in cui c’è stata una grande partecipazione di famiglie che accompagnavano i ragazzini ad arrampicarsi. La cosa divertente è che anche madri e padri hanno provato ad arrampicarsi nella parete che era stata attrezzata.

- Fermiamoci su un punto che forse va chiarito per comprendere appieno la valenza di quello che stai raccontando: quanto è difficile in Iraq per i giovani ed in generale per le persone strutturare una realtà collettiva del tipo di quelle che noi qui chiamiamo associazioni?
E’ molto complesso strutturarsi in una ONG, un’associazione, un’organizzazione insomma qualcosa di formale. Negli ultimi anni in Iraq c’è stato una sorte di restringimento delle autorizzazioni per le organizzazioni. Negli anni passati con l’inizio dell’arrivo dei finanziamenti esteri c’era stato un grossissimo boom, erano nate centinaia e centinaia di organizzazioni, che spesso e volentieri, si può dire, venivano usate solo per movimentare dei soldi. Il governo iracheno, cercando di limitare il fenomeno delle nascenti ONG locali ha imposto normative sempre più stringenti per cercare di assicurarsi che si trattasse di realtà effettive, con delle idee, delle mission etc.. non solo delle strutture per movimentare soldi. Per cui le pratiche burocratiche e i controlli sono diventati molto stringenti.
- A Walking Arts NGO la differenza tra associazione formale ed informale penso interessi poco, perché quel che interessa è relazionarsi con dimensioni reali d’azione?
Assolutamente. Per quanto riguarda Walking Arts NGO abbiamo rapporti con associazioni, collettivi, realtà di base basta che siano esperienze reali che vogliono collaborare con il nostro percorso. L’Ensemble Mshakht per esempio è una sorta di grande collettivo, ci partecipano tutti i musicisti che abbiamo incontrato. Ha una dimensione nazionale, è uno spazio aperto. Poi ognuno nel territorio, città, area, governatorato dove risiede sta cercando di strutturarsi a livello locale per avere maggiore continuità e presenza locale.

- In generale vedi dei cambiamenti in atto nel paese rispetto a otto anni fa? E’ più semplice esprimersi con l’arte?
L’Iraq indubbiamente è cambiato significativamente. I cambiamenti, dopo il movimento Tishreen del 2019, in cui migliaia di giovani sono scesi in piazza sfidando una dura repressione, si vedono. Dopo le proteste i giovani stanno spingendo molto per riaffermare una loro libertà.
L’ho notato moltissimo a Bassora, dove ho visto l’aumento della partecipazione femminile, una cosa impensabile le prime volte che ci sono stato. All’iniziativa a cui ho partecipato ad ottobre di quest’anno su 350 persone quasi la metà erano ragazze. E’ un cambiamento che ho visto ed è stato repentino.
Ho notato anche che negli ultimi anni si stanno strutturando delle realtà estremamente all’avanguardia. Ne cito uno: lo spazio The Station a Baghdad. E’ uno spazio collettivo di co-working, dove c’è anche una sala cinema al piano di sopra. E’ frequentato tantissimo da giovani studenti universitari, sia ragazze che ragazzi. E’ veramente una fucina di idee e di movimenti giovanili, molto all’avanguardia. Quando entri sembra di essere ad Amsterdam non in Iraq. Se ripenso alle prime volte che sono andato a Baghdad in cui gli spazi alternativi erano sedi seminascoste e ad oggi in cui ci sono spazi aperti come The Station, estremamente visibili e anche ridondanti esteticamente, questo penso sia un cambiamento significativo.
- Questo succede solo a Baghdad o nelle città?
Ho potuto vedere questi indizi di cambiamento in particolare al sud, come dicevo a Bassora, ma li ho notati anche quando sono stato nella zona di Anbar, che era una roccaforte dell’Isis. Lì ho incontrato, nel mio viaggio precedente, dei giovani che fanno hip hop nella cittadina di Hit e hanno aperto uno studio estremamente contemporaneo, giovanile e anche molto “stiloso” .
Ho notato maggiormente questi cambiamenti nelle zone del sud perché nel Kurdistan iracheno, la zona a nord, in cui c’è stata negli ultimi trent’anni una presenza internazionale molto forte, la realtà aveva già una parvenza moderna, contemporanea per i nostri standard occidentali.
Sempre al sud in posti come Baghdad dove prima alcune cose erano molto undergroud – del tipo che per andare ad ascoltare musica rock finivi negli scantinati – adesso è diverso, è tutto molto più alla luce del sole.
Non è tutto rose e fiori, ci sono molte nuove restrizioni.
Faccio un semplice esempio: la libertà di vendita degli alcolici. Prima, alcuni anni fa, i negozi che vendevano alcolici erano alla luce del sole, aperti, con vetrine sfavillanti, adesso sono praticamente tutti spariti, chiusi e quelli rimasti hanno una feritoia da cui con aria losca ti passano le birre.

- Quali sono le prossime iniziative di Walking Arts NGO, oltre a continuare il percorso sulla salvaguardia del patrimonio artistico e la sperimentazione di nuovi campi d’azione come lo sport?
Vorremmo riprendere appieno e strutturare meglio la questione della musicoterapia. Stiamo lavorando molto all’organizzazione di Festival, ce ne sarà uno a Baghdad a inizio dicembre e uno a Erbil entro gennaio 2026. Oltre a questi Festival locali stiamo pensando di organizzare di nuovo un grande Festival nazionale di incontro tra le esperienze indipendenti. L’idea è riuscire a strutturare almeno un grosso Festival all’anno che riunisca molti e permetta a tutte queste realtà sparpagliate sul territorio di ritrovarsi in un unico luogo per poter costruire un pensiero comune.
In conclusione dell’articolo buon ascolto con alcuni frame del Concerto della giovane cantante Elaf a Bassora nell’ottobre 2024.
PS … non dimenticarti che sull’Iraq puoi leggere: “Dove è la bellezza. Kamaran Najm. Il primo fotografo di guerra curdo iracheno”, libro a fumetti di Claudio Calia, altro artista padovano che ha contribuito al potenziamento dei linguaggi artistici, in particolare il fumetto in Iraq.


