In questo articolo si parla di:
Il 3 ottobre, il popolo brasiliano è nuovamente chiamato alle urne per decidere il proprio Presidente. La disputa principale riguarda Dilma Rousseff, candidata del Partito dos Trabalhadores (PT) - coalizione del presidente uscente Lula – e Josè Serra, del PSDB (Partido da Social Democracia Brasileira), mentre al terzo posto dei sondaggi elettorali resta Marina Silva del partito dei Verdi, fondatrice assieme a Lula del PT ed ex Ministro dell’Ambiente che rassegnò le sue dimissioni nel 2008 a causa del mancato sostegno del governo alla sua politica ambientale.
La campagna elettorale di questi mesi è stata segnata da numerosi attacchi alla figura di Dilma da parte del sistema mediatico brasiliano, apertamente schierato a favore delle rappresentanze neoliberiste, ma questo non ha fermato la sua corsa alla carica presidenziale, appoggiata non solo da un ampio consenso tra la popolazione ma anche da un gran numero di artisti ed intellettuali brasiliani che hanno pubblicato un “Manifesto per la democrazia e per il popolo” in difesa della sovranità popolare.
I movimenti sociali brasiliani, e in particolare il Movimento Sem Terra (MST), ben coscienti di quanto il popolo sia ormai più che altro uno spettatore del processo elettorale hanno incentrato le loro azioni di questi mesi per cercare di aprire un dibattito all’interno della società brasiliana sull’importanza del protagonismo dei singoli cittadini nella pianificazione della politica nazionale.
In una recente intervista al giornale Brasil del Fato il leader del MST, João Pedro Stedile ha dichiarato “La vera democrazia è garantire a ciascuno e a tutti i cittadini diritti e opportunità uguali, di lavoro, reddito, terra, educazione, abitazione e cultura. Anche quando eleggiamo governi progressisti, essi non hanno forza sufficiente per cambiare le leggi del mercato e la natura della Stato borghese. (…) Credo che la povertà e la disuguaglianza nelle grandi città brasiliane siano i problemi sociali più gravi che abbiamo. Purtroppo, nessun candidato sta discutendo di questo.(…) I candidati non stanno discutendo di programmi, progetti per la società. Ma le candidature rappresentano chiaramente interessi diversi di forze sociali organizzate. Serra rappresenta gli interessi della borghesia internazionale, della borghesia finanziaria, degli industriali di São Paulo, del latifondo arretrato, con Katia Abreu coordinatrice delle finanaze e dei settori dell’agrobusiness dell’etanolo. Dilma rappresenta settori della borghesia brasiliana che hanno deciso di allearsi con Lula, settori più aperti dell’agrobusiness, la classe media più cosciente, e praticamente tutte le forze della classe lavoratrice organizzata. Nonostante tutta la popolarità di Lula, in questa campagna Dilma ha raccolto più forze della classe lavoratrice rispetto alle elezioni del 2006. La candidatura di Marina rappresenta solo settori ambientalisti e della classe media dei grandi centri e per questo il suo potenziale elettorale non decolla.”
Approfondimenti:
João Pedro Stedile: Intervista a proposito dell’attuale scenario elettorale
Frei Betto: La mia dichiarazione di voto
Leonard Boff:La guerra mediatica contro i poveri (in portoghese)
Jornal Sem Terra n°305: Le elezioni non porteranno profondi cambiamenti (in portoghese)