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Elezioni 2010 - Intervista a João Pedro Stedile a proposito dell’attuale scenario elettorale

Nilton Viana - Brazil de fato

Associazione Ya Basta Nordest

In questo articolo si parla di:

  • 133/502 Brasile

La candidatura di José Serra, PSDB, rappresenta gli interessi fondamentali della borghesia ed il ritorno del neoliberalismo. Questa è la valutazione di Stedile. Nella sua prima intervista al Brasile di Fato, il leader nazionale del MST e Via Campesina osserva che nello scenario elettorale attuale, non si stanno dibattendo i programmi, progetti per la società. Ma, dice, è ovvio che rappresentano differenti interessi delle forze sociali organizzate. In questo senso, Stedile dice che Sierra rappresenta gli interessi della borghesia internazionale, i commerci della borghesia, industriale di São Paulo, , con Katia Abreu coordinatrice delle finanze del latifondo avanzato e settori dell’agroindustria dell’etanolo. E di fronte a questo scenario, sostiene che "come attivisti sociali e movimenti sociali, abbiamo un obbligo politico per sconfiggere la candidatura di Serra."

Traduzione in Italiano a cura di Serena Romagnoli Comitato MST/Italia (segue testo in portoghese e spagnolo)

Brasil de Fato – Con l’instaurazione del modello neoliberista, le banche e il capitale finanziario hanno accresciuto i loro profitti e dirigono di fatto l’economia del Brasile, che si basa su una politica di alti interessi, contenimento dell’inflazione, stretta fiscale e politica di esportazioni. Quali sono le conseguenze di questo modello?

João Pedro Stedile – Stiamo vivendo la tappa del capitalismo che si è internazionalizzato, domina tutta l’economia mondiale sotto l’egemonia del capitale finanziario e delle grandi corporation che operano a livello internazionale. Il mondo è dominato da 500 grandi imprese internazionalizzate che controllano il 52% del PIL mondiale e danno lavoro soltanto all’8% della classe lavoratrice. Le conseguenze, a livello mondiale, sono un disastro, poichè tutta la popolazione e i governi nazionali devono essere subordinati a questi interessi, i quali non rispettano più nulla pur di poter mantenere e accrescere i propri tassi di interesse. I loro metodi vanno dall’appropriazione delle ricchezze naturali, all’uso delle guerre per mantenere il controllo delle fonti di energia e degli Stati e impadronirsi del plusvalore sociale o risparmio collettivo, attraverso gli interessi che gli stati pagano alle banche.In Brasile, la logica è la stessa, con una aggravante, essendo un’economia molto grande e dipendente dal capitale straniero. Qui, il processo di concentrazione di capitale e ricchezza è ancora più grande. Questa è la ragione strutturale del perchè – nonostante siamo l’ottava economia mondiale per volume di ricchezze – stiamo al 72° posto per le condizioni medie di vita della popolazione e siamo al quarto posto tra i paesi del mondo, rispetto alla disuguaglianza sociale. Pertanto, questa fase del capitalismo, invece di svolgere un ruolo progressista nello sviluppo delle forze produttive e sociali, come è stato per la tappa del capitalismo industriale, porta a livelli di concentrazione e disuguaglianza che non fanno che aggravare i problemi sociali.

Brasil de Fato - Anche con l’elezione di governi più progressisti, lo Stato brasiliano conserva il suo carattere antipopolare, senza realizzare cambiamenti profondi che risolvano i problemi strutturali del paese. Come valuta la democrazia e lo Stato in Brasile?

Prima di tutto, c’è una logica naturale del funzionamento dell’accumulazione e dello sfruttamento del capitale, che oltrepassa governi e leggi. Secondo, nel periodo neoliberista, quel che il capitale ha fatto è stato proprio questo, privatizzare lo Stato. Ossia, la borghesia ha trasformato lo Stato nel suo ostaggio, in modo tale che agisca soltanto in funzione dei suoi interessi economici. E lo ha mandato in malora nelle aree delle politiche pubbliche dei servizi che servono a tutta la popolazione, come l’educazione, la sanità, i trasporti pubblici, la casa ecc. Per esempio, abbiamo 16 milioni di analfabeti, alfabetizzarli costerebbe, al massimo, 10 miliardi di reais. Sembra molto – lo Stato, con tutto il suo apparato giuridico impedisce di spendere questo denaro – ma rappresenta due settimane di pagamento degli interessi dello Stato nei confronti delle banche. Costruiamo viadotti e strade in settimane, ma risolvere il deficit di abitazioni popolari è impossibile? Mancano ancora 10 milioni di case per il popolo.Infine, la società brasiliana non è democratica. Noi ci illudiamo con le libertà democratiche di manifestazione, che abbiamo conquistato contro la dittatura, che sono state importanti. Ma la vera democrazia è garantire a ciascuno e a tutti i cittadini diritti e opportunità uguali, di lavoro, reddito, terra, educazione, abitazione e cultura. Anche quando eleggiamo governi progressisti, essi non hanno forza sufficiente per cambiare le leggi del mercato e la natura della Stato borghese.

Brasil de fato - In politica internazionale, il governo Lula ha investito nella relazione con paesi dell’emisfero Sud, con il rafforzamento del Mercosul e della Unasul, per esempio. Come valuta questa politica e quali sono i suoi limiti?

Il governo Lula ha fatto una politica estera progressista, nell’ambito delle relazioni politiche di Stato. E una politica degli interessi delle imprese brasiliane, nei suoi aspetti economici. Facendo un confronto con le politiche neoliberiste di Cardoso, che erano totalmente assoggettate agli interessi dell’imperialismo, si è trattato di un enorme passo avanti, poichè abbiamo avuto una politica sovrana, decisa da noi. In politica, si sono rafforzati i legami con i governi latini e da qui è nata Unasul per l’America del Sud e la Comunità degli Stati Latino-americani e Caraibici (CELAC) per l’intero continente, escludendo gli Stati Uniti e il Canada. Questi due organismi rappresentano la fine della OEA (Organizzazione degli Stati Americani), sempre troppo tardi. In economia si sono rafforzati i legami economici con i paesi del Sud. Ma dobbiamo ancora andare avanti nella costruzione di una integrazione continentale che sia a favore dei popoli e non solo delle imprese brasiliane o messicane e argentine. Una integrazione popolare latino-americana nell’ambito dell’economia sarà il rafforzamento della Banca del Sud, per sostituire il FMI, della Banca dell’ALBA per sostituire la Banca Mondiale e la costruzione di una moneta unica latino-americana, come è proposto dall’ALBA con il SUCRE, per uscire dalla dipendenza del dollaro. Se vogliamo indipendenza e sovranità economica, nelle relazioni internazionali e latino-americane, è fondamentale impegnare energie per sconfiggere il dollaro. Il dollaro è stato il frutto della vittoria USA nella seconda guerra mondiale ed è stato in questi decenni il principale meccanismo di spoliazione di tutti i popoli del mondo. Rispetto a una questione più generale, il presidente Lula ha ragione: Le Nazioni Unite non rappresentano gli interessi dei popoli e per questo è una sciocchezza che il Brasile sogni di averne la presidenza. Quello che dobbiamo fare è costruire nuovi e più rappresentativi organismi internazionali. Ma questo non dipende da proposte o volontà politica. Dipende da un nuovo rapporto di forze a livello mondiale. Dal fatto che i governi progressisti siano maggioranza e oggi non è così.

Brasil de fato - Il sistema di tv e radio è molto concentrato in Brasile, rispetto ad altri paesi dell’America Latina. Che conseguenze comporta questo nella lotta politica?

Durante il XX secolo, egemonizzato dalla democrazia repubblicana e dal capitalismo industriale, che ha prodotto una società di classi ben definita, la riproduzione ideologica della borghesia avveniva attraverso i partiti politici, le chiese, i sindacati e le associazioni di classe. Ora, nella fase del capitalismo internazionalizzato e finanziario, la riproduzione dell’ideologia dominante avviene attraverso i mezzi di comunicazione, specialmente reti di tv e agenzie internazionali di notizie. La borghesia ha messo da parte gli altri strumenti e privilegia questi, dei quali detiene il controllo totale. Per questo, in Brasile, in America Latina e in tutto il mondo, i mezzi di comunicazione sono sotto il controllo assoluto delle borghesie, che li usano come mezzo di riproduzione ideologica, come fonte di denaro e come forma di manipolazione politica. E poichè i padroni sono internazionalizzati, i loro programmi sono anch’essi centralizzati. Per questo, la costruzione di un regime politico più democratico, anche all’interno del sistema capitalistico, dipende fondamentalmente dalla democratizzazione dei mezzi di comunicazione. Questo è fondamentale per garantire il diritto di accesso a una informazione onesta e impedire la manipolazione delle masse. E i governi dovrebbero cominciare eliminando la pubblicità di stato, a qualsiasi livello, su qualsiasi mezzo di comunicazione. E’ una vergogna quel che si spende in pubblicità ufficiale. In Paraná, per avere un’idea, in otto anni di governo Lerner [1995-2002], lo Stato ha speso più di un miliardo di reais in pubblicità con due o tre gruppi di comunicazione.

Brasil de fato - Le grandi città brasiliane affrontano problemi come mancanza di abitazioni, di fogne, scuole, ospedali, oltre ai problemi del traffico e della violenza. Come analizza la questione urbana?

La maggior parte della popolazione si concentra nelle grandi città e lì sono concentrati anche i poveri e i maggiori problemi che derivano da questo modello capitalista e di uno Stato che agisce solo a favore dei ricchi. I poveri delle grandi città si ammucchiano nelle periferie, non hanno diritto alla casa, alla scuola, a un trasporto pubblico decente, al lavoro, a un reddito, nè allo svago. In questo contesto, è evidente che il sistema genera un ambiente propizio al narcotraffico e alla violenza sociale.

Brasil de fato - E lo Stato, che cosa ha fatto attraverso governi di diverso orientamento?

L’unica risposta è stata la repressione. Più polizia, più violenza, più prigione. Le prigioni sono piene di poveri, giovani, mulatti o negri. C’è una situazione insostenibile di tragedia sociale. Tutti i giorni assistiamo alle assurdità provocate dalla disuguaglianza sociale, dal disinteresse dello Stato e dalla truculenza del capitale. Le statistiche sono spaventose: 40.000 assassinati all’anno nelle grandi città, la gran parte dalla polizia. Per questo i movimenti sociali hanno appoggiato la campagna per il disarmo. Ma la forza delle imprese produttrici di armi ha finanziato deputati, campagne ecc e il popolo è caduto nell’illusione che il problema della violenza urbana si risolva avendo il diritto di possedere armi. Credo che la povertà e la disuguaglianza nelle grandi città brasiliane siano i problemi sociali più gravi che abbiamo. Purtroppo, nessun candidato sta discutendo di questo, nemmeno quando l’argomento trattato è quello del promettere sicurezza! Sicurezza per chi? Le famiglie hanno bisogno di sucurezza del lavoro, del reddito, della scuola per i figli.

Brasil de fato - Nelle elezioni presidenziali, due candidature polarizzano la disputa, mentre le altre non hanno la forza per cambiare la situazione. In questa congiuntura, chi offre migliori prospettive per la classe lavoratrice e la riforma agraria?

I candidati non stanno discutendo di programmi, progetti per la società. Ma le candidature rappresentano chiaramente interessi diversi di forze sociali organizzate. Serra rappresenta gli interessi della borghesia internazionale, della borghesia finanziaria, degli industriali di São Paulo, del latifondo arretrato, con Katia Abreu coordinatrice delle finanaze e dei settori dell’agrobusiness dell’etanolo. Dilma rappresenta settori della borghesia brasiliana che hanno deciso di allearsi con Lula, settori più aperti dell’agrobusiness, la classe media più cosciente, e praticamente tutte le forze della classe lavoratrice organizzata. Nonostante tutta la popolarità di Lula, in questa campagna Dilma ha raccolto più forze della classe lavoratrice rispetto alle elezioni del 2006. La candidatura di Marina rappresenta solo settori ambientalisti e della classe media dei grandi centri e per questo il suo potenziale elettorale non decolla. Ci sono poi tre candidature di partiti di sinistra, con compagni con una biografia rispettabile di impegno con il popolo ma che non sono riusciti a riunire intorno a loro forze sociali e quindi il loro peso elettorale sarà piccolo. In questo scenario, noi pensiamo che la vittoria di Dilma creerà una situazione e un rapporto di forze più favorevole e avanzeremo rispetto alle conquiste sociali, compresi dei cambiamenti nella politica agricola e agraria. E’ chiaro che, in questo scenario, abbiamo previsto la possibilità di un ambiente propizio per una maggiore mobilitazione sociale della classe lavoratrice come un tutto, per ottenere conquiste. Come militanti sociali e come movimenti sociali abbiamo l’obbligo politico di sconfiggere la candidatura di Serra, che rappresenta il nucleo centrale degli interessi della borghesia e il ritorno del neoliberismo.

Brasil de fato - L’MST ha sempre sostenuto che la lotta elettorale non è sufficiente per la realizzazione dei cambiamenti sociali. D’altro lato, sostiene che si tratta di un momento importante nel dibattito politico. Come parteciperà il MST a queste elezioni ?

La sinistra brasiliana, i movimenti sociali e politici sono ancora storditi per la sconfitta politico-ideologica-elettorale che abbiamo subito nel 1989. Questo ha portato a grande confusione e anche ad alcuni errori di settori della classe. Viviamo un periodo della storia della lotta di classe del nostro paese – e potremmo dire a livello internazionale, nella maggioranza dei paesi – in cui la strategia per riuscire ad accumulare forze per i cambiamenti sociali è la combinazione della lotta istituzionale con la lotta sociale. Nella lotta istituzionale, comprendiamo la visione gramsciana, nella quale gli interessi della classe lavoratrice devono competere e conquistare l’egemonia nella lotta per il governo, a tre livelli: municipale, statale e federale, negli spazi della conoscenza, dell’università, dei mezzi di comunicazione; nei sindacati, nelle chiese e nelle altre istituzioni della società di classe. La lotta sociale sono tutte le forme di mobilitazione di massa, che rendono possibile lo sviluppo della coscienza di classe e la conquista di migliori condizioni di vita – sapendo che esse dipendono dalla sconfitta degli interessi del capitale. Cosa è successo nell’ultimo periodo? Parte della sinistra e della classe lavoratrice ha messo al primo posto la lotta istituzionale per il governo e ha messo da parte la lotta sociale. E parte dei movimenti sociali, delusa dalla crisi ideologica, ha rifiutato la lotta istituzionale, come se la lotta diretta, di massa, fosse sufficiente. Solo la lotta sociale, senza lottare per un progetto politico nella società e senza lottare per la direzione istituzionale dello Stato, non riesce ad accumulare forze per la classe. Si possono, probabilmente, risolvere problemi specifici della classe, ma non si modifica la natura strutturale della società. Il MST comprende che dobbiamo agglutinare, combinare, stimolare le due forme di lotta, stabilmente. Perchè, in questo modo, possiamo accumulare forze, organizzate, di massa, in modo organico, per costruire un progetto politico della classe e allo stesso tempo condizioni per una nuova crescita del movimento delle masse, poichè questo è il periodo storico in cui la classe ha le condizioni di andare all’offensiva, di assumere l’iniziativa politica, di proporre i propri temi a tutto il popolo. Per questo, è chiaro che ogni militante del MST, come cittadino consapevole, deve rimboccarsi le maniche e aiutare a eleggere i candidati più progressisti a tutti i livelli. Questo è un dovere del nostro impegno con la classe.

Brasil de fato - Dai tempi del governo Cardoso, José Serra ha fatto dichiarazioni contro la riforma agraria e il MST. Ma nelle ultime settimane sta intensificando gli attacchi. Secondo lei, perchè sta agendo in questo modo?

Per due motivi. Prima di tutto, perchè le forze sociali che egli rappresenta ora, come maggior portavoce, sono le forze della classe dominante del campo e della città, che sono contro gli interessi dei contadini, della classe lavoratrice in generale e del popolo brasiliano. Pertanto egli è contrario alla riforma agraria non perchè non gli piaccia il MST ma per un problema di interesse di classe. In secondo luogo, secondo me, è che il coordinamento tucano pensa che l’unica possibilità, per Serra, di crescere elettoralmente è adottare un discorso di destra, per polarizzare e quindi mostrarsi più affidabile di Dilma. Per questo ha deciso di colpire tutte le icone della sinistra. Se la prende con noi, con Fidel, con Cuba, con Chavez, Morales, perfino con il vescovo Lugo. Ha anche fatto cenno ad una relazione tra le FARC e il Pt, assurda. Sa bene che il partito è più vicino alla socialdemocrazia. Non è per ignoranza, è per tattica elettorale che lo fa. Io penso sia una tattica sbagliata e resterà ostaggio del suo discorso di destra, senza conquistare altri voti. Comunque penso sia una buona cosa che si presenti come uomo di destra. Aiuta a chiarire gli interessi di classe dei vari candidati. E per questo perderà con uno scarto maggiore rispetto a quello di Alckmin nei confronti di Lula nel 2006.

Brasil de fato - Attualmente, il movimento sindacale sta facendo una lotta per la riduzione della giornata lavorativa, ma è diviso in una serie di centrali sindacali. Quali sono i problemi e le sfide della lotta sindacale oggi?

Non ho la pretesa di dare lezioni a nessuno. Ci sono valorosi compagni che operano nella lotta sindacale, che possiedono molti elementi per analizzare la situzione dell’organizzazione di classe. I problemi e le sfide dell’organizzazione sindacale sono evidenti, ma non stanno nel numero dei sindacati o delle centrali. Questo, al contrario, si potrebbe anche vedere come segno di vitalità, giacchè correnti sindacali sono sempre esistite, sono importanti e agglutinano forze di varie correnti ideologiche. Le sfide dell’unità della classe nei sindacati passano dalla necessità di recuperare il lavoro di base, l’organizzazione, di tutta la classe, nel luogo di lavoro e in quello di vita. Nessuno vuol più fare riunioni ai cancelli delle fabbriche, o nelle fabbriche (anche in forma clandestina come succedeva ai tempi di Lula). Dobbiamo recuperare il senso della lotta di massa come unica espressione della forza della classe. Dobbiamo recuperare la discussione sui temi politici correlati con un programma per la società, che estrapoli le richieste salariali e corporative. Dobbiamo recuperare l’importanza del fatto che il movimento sindacale abbia i suoi mezzi di comunicazione di massa. Saluto l’arrivo della televisione dei lavoratori nell’ABC di San Paolo. Ma avremmo avuto necessità di averla prima e in tutte le regioni metropolitane. Dobbiamo recuperare la formazione di militanti della classe lavoratrice a tutti i livelli. Senza conoscenza, senza teoria, non ci saranno cambiamenti. E, con queste iniziative, certamente potremo costruire un processo di maggiore unità, visto che gli interessi della classe come un tutto saranno il denominatore comune e di risalita del movimento delle masse.

Brasil de fato - Un gruppo di dirigenti e studiosi valuta che la società brasiliana è passata per una trasformazione e sindacati e partiti politici non sono sufficienti ad organizzare il popolo brasiliano, in particolare con la crescita della informalità e che quindi sarebbe necessario costruire strumenti nuovi per la lotta politica. Come valuta le sfide organizzative della classe lavoratrice?

Le forme di organizzazione della classe in partiti, sindacati e associazioni di quartiere sono state sviluppate dalla classe come risposte allo sviluppo dello sfruttamento da parte del capitalismo industriale, dai tempi di Marx ad oggi. Penso che il problema non è mettersi ad analizzare se serve o no, buttare tutto via e pensare a strumenti nuovi. Ogni momento storico ha le sue forme di organizzazione, le sue forme di lotta di massa e produce i suoi leader. Stiamo vivendo un periodo di sconfitta politico-ideologica che ha generato crisi ideologica e organizzativa nella classe. Un periodo di riflusso del movimento di massa. Ma questo fa parte di un periodo, di un’onda. Presto entreremo in periodi nuovi. Penso che la cosa principale non sia discutere la forma, ma cercare di organizzare in tutti i modi possibili tutti i settori della classe lavoratrice. E, evidentemente, la forma sindacale o partitica non sta riuscendo ad arrivare alla gioventù povera, della classe lavoratrice delle periferie. E dobbiamo scoprire nuovi metodi e nuove forme. Le forme possono avere etichette diverse, nomi diversi ma la cosa più importante è che la classe ha bisogno di avere una organizzazione politica per lottare per dei progetti per la società. E i problemi di organizzazione si risolvono organizzando. La pratica è la migliore consigliera, rispetto alle grandi tesi, in questo caso.

Brasil de fato - All’interno di un modello egemonizzato dalle banche e dal capitale finanziario, con l’indebolimento dell’industria, basato sul consumo di massa, quasi sono le prospettive di futuro per la gioventù?

La gioventù povera, della classe lavoratrice urbana, non ha spazio in questo modello di dominazione del capitale finanziario e internazionalizzato. Neanche nei paesi definiti ricchi, come l’Europa, dove la disoccupazione raggiunge il 40% della gioventù. Il futuro della gioventù sta nello sviluppo di una coscienza come classe lavoratrice. Se guardano a se stessi semplicemente come giovani e senza opportunità, non troveranno le risposte, diventeranno vecchi senza trovare risposte. Dobbiamo sviluppare la coscienza di classe e motivarli perchè si mobilitino, lottino. E siccome stanno fuori dalle fabbriche, dalla scuola, dobbiamo sviluppare nuove forme di lavoro politico con la gioventù, che la aiuti a discutere, a organizzarsi, perchè scoprano che il futuro è adesso. Ho speranze, c’è una massa enorme della gioventù urbana che sta in silenzio. O ancora alienata, illusa. Alcuni tentando di entrare nel mercato del consumo, come se fosse la felicità generale. Presto si renderanno contro che devono avere un attegiamento, una partecipazione attiva nella società.

Brasil de fato - Il MST sta valutando che la riforma agraria non è avanzata durante il governo Lula, perchè?

Bisogna aver chiaro il concetto e il significato della riforma agraria. Riforma agraria è una politica pubblica sviluppata dallo Stato, per democratizzare la proprietà della terra e garantire l’accesso a tutti i contadini che vogliano lavorare la terra. Dal punto di vista storico, è nata da una alleanza tra borghesia industriale al potere e i contadini che avevano bisogno di terra per uscire dallo sfruttamento dei latifondisti. E, così, la maggioranza delle società moderne ha fatto la riforma agraria a partire dal secolo XIX e lungo il secolo XX. Poi ci sono state le riforme agrarie popolari e socialiste, che sono state fatte da governi popolari o rivoluzionari, nell’ambito di altri mutamenti sociali. Qui in Brasile non c’è mai stata la riforma agraria. La borghesia brasiliana non ha mai voluto democratizzare la proprietà della terra, ha preferito mantenere l’alleanza con i latifondisti perchè continuassero a esportare materie-prime (e così avrebbe usato i dollari dell’esportazione per importare macchinari) e soprattutto ha preferito che i contadini fossero espulsi dal campo e andassero nelle città, per creare un ampio esercito industriale di riserva che ha mantenuto, per tutto il XX secolo, i salari industriali più bassi che in tutte le economie industriali del mondo. E i contadini brasiliani non hanno mai avuto le forze, nè da soli nè alleati con i lavoratori della città, per imporre una riforma agraria ai latifondisti. Siamo arrivati vicino alla riforma agraria nel 1964 e avevamo un grande programma di riforma agraria in alleanza con il governo Goulart. La risposta della borghesia è stata allearsi con l’Impero e imporre la dittatura militare di classe. Le politiche dei governi in Brasile e del governo Lula sono state di insediamenti rurali, ossia qui e là, per la forza della pressione contadina si espropriano alcune fazendas per alleviare i problemi sociali, ma questo non è la riforma agraria, tanto che il censimento dell’IBGE del 2006 ha rivelato che, oggi, la concentrazione della proprietà della terra è maggiore che nel censimento del 1920, quando eravamo da poco usciti dalla schiavitù. E nel governo Lula non abbiamo avuto spazio per discutere un vero processo di riforma agraria e non abbiamo avuto la forza delle masse per fare pressione su governo e società. Per questo, l’attuale politica di insediamenti è insufficiente da un lato, ma riflette il rapporto di forze politiche che esiste nella società. Ci dispiace solo che alcune forze all’interno del governo illudano se stesse facendo propaganda o ritenendo realmente che questa politica di insediamenti – insufficiente – sia la riforma agraria.

Brasil de fato - Alcuni studiosi e settori sociali, anche a sinistra, valutano che il tempo della riforma agraria è superato in Brasile. Qual è il ruolo della riforma agraria all’interno dell’attuale stadio di sviluppo?

É vero, anche noi diciamo questo. Non c’è più spazio per una riforma agraria classica, che mirava solo a distribuire terre ai contadini e loro avrebbero prodotto con le loro forze e la loro famiglia, per il mercato interno. Questo modello era praticabile all’apogeo dello sviluppo nazionale e del capitalismo industriale. Ma non è oggi praticabile, non perchè il MST lo rifiuti ma perchè le forze politiche e sociali che avrebbero potuto essere interessate non lo sono più. Se ci fosse un rivolgimento nelle classi che dominano il Brasile e un nuovo progetto di sviluppo nazionale e industriale entrasse nel programma politico, allora la riforma agraria classica avrebbe un suo spazio. Ma non è questo che si vede all’orizzonte. Quindi qual’è l’alternativa oggi? E’ lottare per un nuovo tipo di riforma agraria, una riforma agraria che chiamiamo popolare, che il movimento dei piccoli agricoltori chiama Piano Contadino, che la stessa Contag e la Fetraf chiamano agricoltura familiare. Sono etichette diverse per un contenuto simile. Ossia, noi dobbiamo riorganizzare il modello di produzione agricola del paese. Noi vogliamo usare la nostra natura per una agricoltura diversificata, legando le persone all’ambiente rurale, migliorando le loro condizioni di vita, eliminando il latifondo (solo le proprietà superiori ai 1500 ettari), adottando tecniche di produzione biologica, rispettose dell’ambiente e, soprattutto, producendo alimenti sani per il mercato interno. La nostra proposta di riforma agraria popolare, quindi, dipende da un nuovo modello di sviluppo che comprenda la distribuzione del reddito, la sovranità nazionale, la rottura con il dominio del capitale straniero sull’agricoltura e sulla natura.

Brasil de fato - Come può la riforma agraria migliorare l’insieme della società, specialmente per la popolazione delle città?

La riforma agraria e la possibilità che le persone restino nelle campagne sono fondamentali per ridurre la disoccupazione nella città e elevare i livelli del salario minimo e la media salariale. La borghesia sa solo pagare salari bassi e aumenta il numero di impiegati domestici, perchè tutti i giorni arrivano migliaia di nuovi lavoratori che si offrono per essere sfruttati. La riforma agraria è l’unica che può produrre senza veleni. La grande proprietà dell’agrobusiness riesce a produrre solo con veleni, perchè non vuole manodopera, e i veleni vanno nello stomaco di tutti noi. Nell’ultima raccolta sono stati utilizzati un miliardo di litri di veleni, 6 litri a persona, 150 litri per ettaro. Una vergogna, un attentato. La riforma agraria aiuta a risolvere il problema delle abitazioni e dell’esplosione delle città. Porta anche un riequilibrio nell’ambiente e quindi avremo meno mutamenti climatici che stanno colpendo oggi con più forza le città. Basta vedere cosa è successo nel nordest. In un giorno 13 città sono state spazzate via dalla mappa, dalle pioggie torrenziali. Non è stata colpa della pioggia, ma piuttosto della monocultura della canna, che ha alterato l’equilibrio e ha spinto il popolo sulla riva del fiume. Ma questo solo il generale Nelson Jobim l’ha visto e ha avuto il coraggio di dirlo. La Globo è stata tranquilla cercado di nascondere la cosa. Nessuna area di riforma agraria del Pernambuco e dell’Alagoas è stata colpita, come mai? E i nostri insediamenti sono stati i primi, prima del governo, a dare aiuto alle persone coinvolte.

Brasil de fato - Perchè Via Campesina e il MST stanno realizzando proteste contro le grandi imprese dell’agrobusiness? Le occupazioni di terre non sono sufficienti o non servono più nella lotta per la riforma agraria?

Come ho già detto, ora lo scontro non è più soltanto tra i poveri senza-terra e i latifondisti. Ora, c’è uno scontro di modello per la produzione e l’uso dei beni della natura. Da un lato c’è l’agrobusiness, che rappresenta l’alleanza tra grandi proprietari, capitale finanziario, che li finanzia – rispetto a una produzione di 112 miliardi di reais, le banche ne anticipano 100 perchè possano produrre – le imprese transnazionali che controllano la produzione di fattori produttivi, sementi, il mercato nazionale e internazionale e le imprese dei media. E dall’altro lato, i senza-terra, i contadini con poca terra e l’agricoltura familiare in generale. E in questa disputa, il nostro nemico principale sono le banche e le imprese transnazionali. Quindi, facciamo lotta di classe contro i nostri nemici principali e allo stesso tempo dobbiamo continuare a lottare per migliorare le condizioni di vita, con nuovi insediamenti, abitazioni rurali, luce per tutti, programma di acquisto di alimenti da parte della Conab, nuovo credito rurale ecc. Queste misure, anche se settoriali, aiutano ad accumulare forza come classe.

Brasil de fato - Nei prossimi giorni, il MST realizzerà attività a favore della riforma agraria. Che tipo di mobilitazioni ci saranno e con quali obiettivi? Hanno qualche relazione con il periodo elettorale?

Il coordinamento nazionale del MST ha scelto da tempo questa settimana di metà agosto per realizzare una campagna nazionale di discussione intorno alla riforma agraria. E’ un momento di concentrazione di energie per sviluppare maniere diverse di discussione e propaganda; per portare le nostre idee alla classe lavoratrice urbana, per denunciare i problemi e i danni che l’agrobusiness con i suoi veleni e la sua furia concentratrice causa a tutta la società e, allo stesso tempo, mostrare i vantaggi di una riforma agraria popolare. Speriamo che i nostri militanti si impegnino in tutto il paese in queste giornate di coscientizzazione delle masse.

In Portoghese:

Brasil de Fato – Com a implementação do modelo neoliberal, os bancos e o capital financeiro aumentaram seus lucros e passaram a dirigir a economia do Brasil, que se sustenta na política de juros altos, meta de inflação, arrocho fiscal e política de exportações. Quais as consequências desse modelo?

João Pedro Stedile – Estamos vivendo a etapa do capitalismo que se internacionalizou, dominou toda a economia mundial sob a hegemonia do capital financeiro e das grandes corporações que atuam em nível internacional. O mundo é dominado por 500 grandes empresas internacionalizadas, que controlam 52% do PIB mundial e dão emprego para apenas 8% da classe trabalhadora. As consequências em nível mundial são um desastre, pois toda população e os governos nacionais precisam estar subordinados a esses interesses. E eles não respeitam mais nada, para poder aumentar e manter suas taxas de lucro. Seus métodos vão desde a apropriação das riquezas naturais, deflagração de conflitos bélicos para manter as fontes de energias e controle do Estado, para se apropriarem da mais-valia social ou poupança coletiva através dos juros que os estados pagam aos bancos. No Brasil, a lógica é a mesma. Com um agravante, sendo uma economia muito grande e dependente do capital estrangeiro, aqui o processo de concentração de capital e de riqueza é ainda maior. Esta é a razão estrutural do porquê – apesar de sermos a oitava economia mundial em volume de riquezas – estamos em 72º lugar nas condições médias de vida da população e somos a quarta pior sociedade do mundo em desigualdade social. Portanto, essa fase do capitalismo, em vez de desempenhar um papel progressista no desenvolvimento das forças produtivas e sociais, como foi a etapa do capitalismo industrial; agora, os níveis de concentração e desigualdade só agravam os problemas sociais.

Mesmo com a eleição de governos mais progressistas, o Estado brasileiro mantém seu caráter antipopular, sem a realização de mudanças mais profundas que resolvam os problemas estruturais do país. Como você avalia a democracia e o Estado no Brasil?

Primeiro, há uma lógica natural do funcionamento da acumulação e da exploração do capital que sobrepõe os governos e as leis. Segundo, no período neoliberal, o que o capital fez foi justamente isso, privatizar o Estado. Ou seja, a burguesia transformou o Estado em seu refém, para que ele funcione apenas em função dos interesses econômicos. E sucateou o Estado nas áreas de políticas públicas de serviços que servem a toda população, como educação, saúde, transporte público, moradia etc. Por exemplo, temos 16 milhões de analfabetos. Para alfabetizá-los, custaria, no máximo, uns R$ 10 bilhões. Parece muito – o Estado, com todo seu aparato jurídico impede de aplicar esse dinheiro –, mas isso representa duas semanas do pagamento de juros que o Estado faz aos bancos. Construímos viadutos e estradas em semanas, mas para resolver o deficit de moradias populares é impossível? Temos ainda 10 milhões de moradias faltando para o povo.

Por último, a sociedade brasileira não é democrática. Nós nos iludimos com as liberdades democráticas de manifestação, que conquistamos contra a ditadura, que foram importantes. Mas a verdadeira democracia é garantir a cada e a todos cidadãos direitos e oportunidades iguais, de trabalho, renda, terra, educação, moradia e cultura. Por isso, mesmo quando elegemos governos com propostas progressistas, eles não têm força sufi ciente para alterar as leis do mercado e a natureza do Estado burguês.

Na política internacional, o governo Lula investiu na relação com países do hemisfério Sul, com o fortalecimento do Mercosul e da Unasul, por exemplo. Qual a sua avaliação dessa política e quais os seus limites?

O governo Lula fez uma política externa progressista no âmbito das relações políticas de Estado. E uma política dos interesses das empresas brasileiras, nos seus aspectos econômicos. Comparado às políticas neoliberais de FHC, que eram totalmente subservientes aos interesses do imperialismo, isso é um avanço enorme, pois tivemos uma política soberana, decidida por nós. Na política, se fortaleceram os laços com governos latinos e daí nasceu a Unasul para a América do Sul, e a Comunidade dos Estados Latino-americanos e Caribenhos (Celac) para todo o continente, excluindo-se os Estados Unidos e o Canadá. Esses dois organismo representam o fim da OEA. Aliás, já tarde. Na economia se fortaleceram laços econômicos com países do Sul. Mas ainda precisamos avançar mais na construção de uma integração continental que seja de interesse dos povos, e não apenas das empresas brasileiras, ou mexicanas e argentinas. Uma integração popular latino-americana no âmbito da economia será o fortalecimento do Banco do Sul, para substituir o FMI. O banco da Alba, para substituir o Banco Mundial. E a construção de uma moeda única latino-americana, como é proposto pela Alba, através do sucre, para sair da dependência do dólar. Se queremos independência e soberania econômica nas relações internacionais e latino-americanas, é fundamental colocarmos energias para derrotar o dólar. O dólar foi fruto da vitória estadunidense na segunda guerra mundial e tem sido, nessas décadas todas, o principal mecanismo de espoliação de todos os povos do mundo. Num aspecto mais amplo, o presidente Lula tem razão: as Nações Unidas não representam os interesses dos povos, e por isso é besteira o Brasil sonhar em ter a presidência. Precisamos é construir novos e mais representativos organismos internacionais. Mas isso não depende de propostas ou vontade política. Depende de uma nova correlação de forças mundial, em que governos progressistas sejam maioria. E hoje não são.

O sistema de televisão e rádio é extremamente concentrado no Brasil, em comparação até com os outros países da América Latina. Quais as consequências disso para a luta política?

Durante o século 20, hegemonizado pela democracia republicana e pelo capitalismo industrial que produziu uma sociedade de classes bem definida, a reprodução ideológica da burguesia se dava pelos partidos políticos, pelas igrejas e pelos sindicatos e associações de classe. Agora, na fase do capitalismo internacionalizado e financeiro, a reprodução da ideologia dominante se dá pelos meios de comunicação, em especial redes de televisão e as agências internacionais de noticias. A burguesia descartou os outros instrumentos e prioriza estes, os quais tem controle total. Por isso, no Brasil, na América Latina e em todo o mundo, os meios de comunicação estão sob controle absoluto das burguesias. E eles usam como reprodução ideológica, como fonte de ganhar dinheiro e como manipulação política. E como seus patrões estão internacionalizados, suas pautas e agendas estão também centralizadas. Por isso, a construção de um regime político mais democrático, mesmo nos marcos do capitalismo, depende fundamentalmente da democratização dos meios de comunicação. Isso é fundamental para garantir o direito ao acesso à informação honesta e impedir a manipulação das massas. E os governos deveriam começar eliminando a publicidade estatal, em qualquer nível, em qualquer meio de comunicação. É uma vergonha o que se gasta em publicidade oficial. No Paraná, para se ter uma ideia, em oito anos de governo Lerner [1995-2002], o Estado pagou mais de R$ 1 bilhão em publicidade para dois ou três grupos de comunicação.

As grandes cidades brasileiras enfrentam problemas como falta de habitação, saneamento básico, escolas, hospitais, além de trânsito e violência. Como você analisa a questão urbana?

A maior parte da população se concentra nas grandes cidades, e aí estão concentrados também os pobres e os maiores problemas resultantes desse modelo capitalista, e de um Estado que atua somente em favor dos ricos. Os pobres das grandes cidades se amontoam nas periferias, não têm direito a moradia, escola, transporte público decente, trabalho, renda. Nem a lazer. Sobram os programas de baixaria da televisão como lazer. Nesse contexto é evidente que o sistema gera um ambiente propício para o narcotráfico, para a violência social.

E o Estado, o que tem feito através dos mais diferentes governos?

A única resposta tem sido a repressão. Mais polícia, mais violência oficial, mas cadeia. As cadeias estão cheias de pobres, jovens, mulatos ou negros. Há uma situação insustentável de tragédia social. Todos os dias assistimos os absurdos da desigualdade social, do descaso do Estado e da truculência do capital. As estatísticas são aterrorizantes: 40 mil assassinatos por ano nas grandes cidades, a maioria pela polícia. Por isso os movimentos sociais apoiaram a campanha pelo desarmamento. Mas a força das empresas bélicas financiou deputados, campanhas etc., e o povo caiu na ilusão de que o problema da violência urbana se resolveria tendo o direito de ter arma. Acredito que a pobreza e a desigualdade nas grandes cidades brasileiras é o problema social mais grave que temos. Infelizmente nenhum candidato está debatendo o tema, nem quando o debate é para prometer segurança! Segurança para quem? As famílias precisam de segurança de trabalho, renda, escola para os filhos.

Nas eleições presidenciais, o quadro apresenta duas candidaturas que polarizam a disputa, enquanto as outras não demonstram força para mudar essa situação. Nessa conjuntura, quem abre melhores perspetivas para a classe trabalhadora e para a reforma agrária?

As candidaturas não estão debatendo programas, projetos para a sociedade. Mas as candidaturas representam claramente interesses diversos de forças sociais organizadas. Serra representa os interesses da burguesia internacional, da burguesia financeira, dos industriais de São Paulo, do latifúndio atrasado, com sua Katia Abreu de coordenadora de finanças, e setores do agronegócio do etanol. Dilma representa setores da burguesia brasileira que resolveram se aliar com Lula, setores mais arejados do agronegócio, a classe média mais consciente, e praticamente todas as forças da classe trabalhadora organizada. Vejam, apesar de toda popularidade do Lula, nessa campanha, a Dilma reuniu mais forças da classe trabalhadora do que na eleição de 2006. A candidatura da Marina representa apenas setores ambientalistas e da classe média dos grandes centros, e por isso seu potencial eleitoral não decola. E temos três candidaturas de partidos de esquerda, com companheiros de biografia respeitada de compromisso com o povo, mas que não conseguiram aglutinar forças sociais ao seu redor, e por isso, o peso eleitoral será pequeno. Nesse cenário, nós achamos que a vitória da Dilma permitirá um cenário e correlação de forças mais favoráveis a avançarmos em conquistas sociais, inclusive em mudanças na política agrícola e agrária. E evidentemente que nesse cenário incluímos a possibilidade de um ambiente propício para maior mobilização social da classe trabalhadora como um todo, para a obtenção de conquistas. Como militantes sociais, e como movimentos sociais, temos a obrigação política de derrotar a candidatura Serra, que representa o núcleo central dos interesses da burguesia e a volta do neoliberalismo.

O MST apresentou uma avaliação de que a luta eleitoral não é sufi ciente para a realização das mudanças sociais. Por outro lado, analisa que é um momento importante no debate político. Como o MST vai se envolver nessas eleições?

A esquerda brasileira, os movimentos sociais e políticos ainda estão aturdidos com a derrota político-ideológica-eleitoral que sofremos em 1989. Isso levou a muitas confusões, e também a alguns desvios de setores da classe. Vivemos um período da história da luta de classes de nosso país – e poderíamos dizer em nível internacional, na maioria dos países – em que a estratégia para conseguir acumular forças para mudanças sociais é a combinação da luta institucional com a luta social. Na luta institucional, compreendemos a visão gramsciana na qual os interesses da classe trabalhadora precisam disputar e ter hegemonia na disputa de governos nos três níveis: municipal, estadual e federal. Nos espaços do conhecimento, universidade, meios de comunicação. Nos sindicatos, igrejas e outras instituições da sociedade de classes. E a luta social são todas as formas de mobilização de massa, que possibilitam o desenvolvimento da consciência de classe e a conquista de melhores condições de vida – sabendo que elas dependem de derrotar os interesses do capital. Pois bem, o que aconteceu no último período? Parte da esquerda e da classe trabalhadora priorizou a luta institucional da disputa apenas de governos e menosprezou, desdenhou a luta social. E parte dos movimentos sociais, desencantado com a crise ideológica, desdenhou a luta institucional, como se a luta direta, de massas, fosse sufi ciente. Luta social apenas, sem disputar projeto político na sociedade e sem disputar os rumos institucionais do Estado, não consegue acumular para a classe. Podem até eventualmente resolver problemas pontuais da classe, mas não mudam a natureza estrutural da sociedade. O MST compreende que devemos aglutinar, combinar, estimular as duas formas de luta, de forma permanente. Para que com isso possamos acumular forças, organizadas, de massa, de forma orgânica, que construa um projeto político da classe e ao mesmo tempo crie condições para o reascenso do movimento de massas, pois este é o período histórico em que a classe tem condições de ir para a ofensiva, de tomar inciativa política, de pautar seus temas para todo o povo. Por isso, claro que todo militante do MST, como cidadão consciente, deve arregaçar as mangas e ajudar a eleger os candidatos mais progressistas em todos os níveis. Isso é uma obrigação de nosso compromisso com a classe.

Desde os tempos do governo FHC, José Serra fez declarações contra a reforma agrária e o MST. No entanto, nas últimas semanas, vem intensificando os ataques. Na sua visão, por que ele vem agindo dessa forma?

Por dois motivos. Primeiro, porque as forças sociais que ele representa agora, como porta-voz maior, são as forças da classe dominante do campo e da cidade, que são contra os interesses dos camponeses, da classe trabalhadora em geral e do povo brasileiro. Portanto, ele é contra a reforma agrária não porque não goste do MST, mas por uma questão de interesse de classe. Segundo, na minha avaliação, é que a coordenação tucana acha que a única chance do Serra crescer eleitoralmente é adotar um discurso de direita, para polarizar e, então, se mostrar mais de confiança do que a Dilma. Por isso adotou todos os ícones da esquerda para bater. Bate em nós, em Fidel, em Cuba, Chávez, Evo Morales, até no bispo Lugo ele bateu. Achou uma conexão das Farc com o PT absurda. Ele sabe que o partido está mais próximo da social-democracia. Não é por ignorância, é por tática eleitoral. Acho que ele errou também na tática. E vai ficar refém de seu discurso de direita sem ampliar os votos. Eu acho ótimo que ele se revele como direitista mesmo. Ajuda a clarear os interesses de classe das candidaturas. E por isso mesmo vai perder de maior diferença do que o Alckmin perdeu do Lula em 2006.

Atualmente, o movimento sindical vem fazendo a luta pela redução da jornada, mas está fragmentado em uma série de centrais sindicais. Quais os problemas e desafios da luta sindical atualmente?

Não tenho a pretensão de dar lições a ninguém. Há valorosos companheiros que atuam na luta sindical que têm muitos elementos para analisar a situação da organização de classe. Os problemas e desafios da organização sindical são evidentes. Mas não estão no número de sindicatos ou de centrais. Isto, ao contrário, até poderia ser visto como vitalidade, já que as correntes sindicais sempre existiram, são importantes e aglutinam por vertentes ideológicas. Os desafios da unidade da classe nos sindicatos passam pela necessidade de recuperarmos o trabalho de base, a organização, de toda a classe, lá no local de trabalho e no de moradia. Ninguém mais quer fazer reunião na porta de fábrica, na fábrica (mesmo que de forma clandestina, como era nos tempos do Lula). Precisamos recuperar o sentido da luta de massas como a única expressão da força da classe. Precisamos recuperar o debate de temas políticos, relacionados com um programa para a sociedade que extrapole as demandas salariais e corporativas. Precisamos recuperar a importância de o movimento sindical ter seus próprios meios de comunicação de massa. Saúdo a chegada da televisão dos trabalhadores no ABC. Mas precisaríamos ter antes, e em todas regiões metropolitanas. Precisamos recuperar a formação de militantes da classe trabalhadora, em todos os níveis. Sem conhecimento, sem teoria, não haverá mudanças. E, com essas iniciativas, certamente poderemos construir um processo de maior unidade, já que os interesses da classe como um todo serão o denominador comum, e de construção do reascenso do movimento de massas.

Um grupo de dirigentes e estudiosos avalia que a sociedade brasileira passou por uma transformação, e sindicatos e partidos políticos não são suficientes para organizar o povo brasileiro, especialmente com o aumento da informalidade. Com isso, seria necessário construir novos instrumentos para a luta política. Como você avalia os desafios organizativos da classe trabalhadora?

As formas de organização da classe em partidos, sindicatos e associações de bairro foram desenvolvidas pela classe, como respostas ao desenvolvimento da exploração pelo capitalismo industrial, desde os tempos de Marx até os dias atuais. Acho que o problema não é ficar analisando se serve ou não, jogar tudo fora e pensar novos instrumentos. Cada tempo histórico tem suas formas de organização, suas formas de luta de massa e produz suas próprias lideranças. Estamos vivendo um período de derrota político-ideológica que gerou crise ideológica e organizativa na classe. Um período de refluxo do movimento de massas. Mas isso faz parte de um período, de uma onda. Logo ingressaremos em novos períodos. Acho que o principal não é discutir a forma, mas tratar de organizar de todas as maneiras possíveis todos os setores da classe trabalhadora. E evidentemente que a forma sindical ou partidária não está conseguindo chegar na juventude pobre, da classe trabalhadora das periferias. E precisamos descobrir novos métodos e novas formas. As formas podem ter outros rótulos, outros apelidos, mas o principal é que a classe precisa se organizar do ponto de vista econômico, corporativo, para resolver suas necessidades e problemas imediatos; e precisa ter organização política, para disputar projetos para a sociedade. E só vamos resolver os problemas de organização organizando. A prática é a melhor conselheira, do que grandes teses, nesse caso.

Dentro de um modelo que tem hegemonia de bancos e do capital financeiro, com o enfraquecimento da indústria, baseado no consumo de massa, quais as perspectivas de futuro para a juventude?

A juventude pobre, da classe trabalhadora urbana, não tem espaço nesse modelo de dominação do capital financeiro e internacionalizado. Nem nos países chamados ricos, como na Europa, onde o desemprego atinge até 40% da juventude. O futuro da juventude está justamente em desenvolver uma consciência como classe trabalhadora. Se apenas ficar se olhando como jovem e sem oportunidades, não vai encontrar as respostas, vai ficar velho sem as respostas. Precisamos desenvolver consciência de classe, e motivá-los para que se mobilizem, lutem. E como estão fora das fábricas, da escola, temos que desenvolver novas formas de trabalho político com a juventude, que a ajude a debater, a se aglutinar, para que descubra que o futuro é agora. Tenho esperanças, há uma massa enorme da juventude trabalhadora urbana que está em silêncio. Ou ainda alienada, iludida. Alguns tentando entrar no mercado consumidor, como se fosse a felicidade geral. Logo perceberão que precisam ter uma atitude, uma participação ativa na sociedade.

O MST vem fazendo a avaliação de que a reforma agrária não avançou durante o governo Lula. Por quê?

É preciso ter claro os conceitos e o significado da reforma agrária. Reforma agrária é uma política pública, desenvolvida pelo Estado, para democratizar a propriedade da terra e garantir o acesso a todos os camponeses que queiram trabalhar na terra. Do ponto de vista histórico, ela surgiu numa aliança da burguesia industrial no poder com os camponeses que precisavam terra, para sair da exploração dos latifundiários. E, assim, a maioria das sociedades modernas fez reforma agrária a partir do século 19 e ao longo do século 20. Depois tivemos as reformas agrárias populares e socialistas, que foram feitas por governos populares ou revolucionários, no bojo de outras mudanças sociais. Aqui no Brasil nunca tivemos reforma agrária. A burguesia brasileira nunca quis democratizar a propriedade da terra. Ela preferiu manter aliança com os latifundiários para que continuassem exportando matérias-primas (e aí ela usaria os dólares da exportação para bancar a importação de máquinas) e sobretudo preferiu expulsar os camponeses para a cidade, para criar um amplo exército industrial de reserva, que manteve ao longo do século 20 os salários industriais mais baixos de todas as economias industriais do mundo. E os camponeses brasileiros nunca tiveram forças, sozinhos nem em aliança com os trabalhadores da cidade, para impor uma reforma agrária aos latifundiários. Chegamos mais perto disso em 1964. E tivemos um baita programa de reforma agrária, em aliança com o governo Goulart. A resposta da burguesia foi se aliar com Império e impor a ditadura militar de classe. As políticas dos governos no Brasil e do governo Lula são de assentamentos rurais. Ou seja, aqui e acolá, pela força da pressão camponesa, desapropria algumas fazendas para aliviar os problemas sociais. Mas isso não é reforma agrária. Tanto que o censo do IBGE de 2006 revelou que agora a concentração da propriedade da terra é maior do que no censo de 1920, quando recém saímos da escravidão. E no governo Lula não tivemos espaço para debater um processo de reforma agrária verdadeiro, e nem tivemos força de massas para pressionar o governo e a sociedade. Por isso, a atual política de assentamentos é insuficiente por um lado, mas reflete a correlação de forças políticas que há na sociedade. Lamentamos apenas que algumas forças dentro do governo se iludam a si mesmas, fazendo propaganda ou achando que essa política de assentamentos – insuficiente – fosse reforma agrária.

Alguns estudiosos e setores sociais, até mesmo na esquerda, avaliam que passou o tempo da reforma agrária no Brasil. Qual o papel da reforma agrária dentro do atual estágio de desenvolvimento?

É verdade, nós também dizemos isso. Não há mais espaço para uma reforma agrária clássica, que visava apenas distribuir terra aos camponeses e eles produziriam com suas próprias forças e família para o mercado interno. Esse modelo era viável no auge e para o desenvolvimento nacional e do capitalismo industrial. Mas ele é inviável não porque o MST desdenha, e sim porque as forças políticas e sociais que poderiam ter interesse não têm mais. Se houvesse uma reviravolta nas classes que dominam o Brasil, e um novo projeto de desenvolvimento nacional e industrial entrasse na pauta política, aí a reforma agrária clássica teria lugar. Mas não é isso que se desenha. Então, qual a alternativa agora? É lutar por um novo tipo de reforma agrária. Uma reforma agrária que nós chamamos de popular. Que o movimento de pequenos agricultores chama de Plano Camponês, que a própria Contag e Fetraf chamam de agricultura familiar. São rótulos diferentes para um conteúdo semelhante. Ou seja, nós precisamos reorganizar o modelo de produção agrícola do país. Nós queremos usar nossa natureza para uma agricultura diversificada, fixando as pessoas no meio rural com melhoria das condições de vida, eliminando o latifúndio (não precisa ser muitos, apenas os acima de 1.500 hectares), adotando técnicas de produção de agroecologia, respeitosas ao meio ambiente e, sobretudo, produzindo alimentos sadios para o mercado interno. Nossa proposta de reforma agrária popular, no entanto, depende de um novo modelo de desenvolvimento, que tenha distribuição de renda, soberania nacional, rompimento com o domínio do capital estrangeiro sobre a agricultura e a natureza.

Como a reforma agrária pode beneficiar o conjunto da sociedade, especialmente a população das cidades?

A reforma agrária e a fixação do homem no campo são fundamentais para reduzir o desemprego na cidade e elevar os patamares do salário mínimo e a média salarial. A burguesia só paga baixos salários e aumenta o número de empregados domésticos porque todos os dias chegam milhares de novos trabalhadores se oferecendo para serem explorados. A reforma agrária é a única que pode produzir sem venenos. A grande propriedade do agronegócio só consegue produzir com veneno, porque não quer mão de obra, e esse veneno vai para o estômago de todos nós. Na última safra foram um bilhão de litros de venenos, 6 litros por pessoa, 150 litros por hectares. Uma vergonha. Um atentado. A reforma agrária ajuda a resolver o problema de moradia e do inchaço das cidades. Também vai reequilibrar o meio ambiente e com isso teremos menos mudanças climáticas que estão afetando agora, com mais força, as cidades. Vejam o que aconteceu no Nordeste. Num dia, 13 cidades foram varridas do mapa pelas chuvas torrenciais. Não foi a chuva a culpada, e sim o monocultivo da cana que alterou o equilíbrio e empurrou o povo para a beira do rio. Mas isso só o general Nelson Jobim viu e teve coragem de dizer. A Globo ficou quietinha procurando acobertar. Nenhuma área de reforma agrária de Pernambuco e Alagoas foi atingida, por que será? E nossos assentamentos foram os primeiros, antes do governo, a dar guarida aos desabrigados.

Por que a Via Campesina e o MST vêm realizando protestos contra as grandes empresas do agronegócio? As ocupações de terras não são sufi cientes ou não servem mais para a luta pela reforma agrária?

Como disse antes, agora a disputa não é mais apenas entre os pobres sem-terra e os latifundiários. Agora é uma disputa de modelo para produção e uso dos bens da natureza. De um lado temos o agronegócio, que é a aliança entre os grandes proprietários, o capital financeiro, que os financia – veja que, de uma produção de R$ 112 bilhões, os bancos adiantam R$ 100 bi para eles poderem produzir –, as empresas transnacionais que controlam a produção de insumos, sementes, o mercado nacional e internacional e as empresas de mídia. E, de outro lado, os sem-terra, os camponeses com pouca terra e a agricultura familiar em geral. E nesse marco de disputa, nosso inimigo principal são os bancos e as empresas transnacionais. Então, fazemos a luta de classes contra nossos inimigos principais e ao mesmo tempo devemos seguir lutando para melhorar as condições de vida, com novos assentamentos, moradia rural, luz para todos, programa de compra de alimentos pela Conab, um novo crédito rural etc. Essas medidas, embora setoriais, também ajudam a acumular força como classe.

Nos próximos dias, o MST vai realizar atividades pela reforma agrária. Como serão essas mobilizações e quais seus objetivos? Elas têm alguma relação com o período eleitoral?

A coordenação nacional do MST escolheu há tempos essa semana de meados de agosto para realizar uma campanha nacional de debates em torno da reforma agrária. É uma forma concentrada de esforços para desenvolver diferentes maneiras de agitação e propaganda; para levar nossas ideias à classe trabalhadora urbana; para denunciar os problemas e malefícios que o agronegócio, com seus venenos e sua sanha concentradora, causa para toda a sociedade; e, ao mesmo tempo, mostrar justamente os benefícios de uma reforma agrária popular. Esperamos que nossa militância se engaje em todo país, para essa jornada de conscientização de massas.

In spagnolo

Brasil de Fato - Con la implementación del modelo neoliberal, los bancos y el capital financiero ha aumentado sus ganancias y comenzó a impulsar la economía de Brasil, que se basa en una política de altas tasas de interés, meta de inflación, política fiscal y la exportación. ¿Cuáles son las consecuencias de este modelo?

Stedile - Estamos viviendo la etapa del capitalismo que está internacionalizado, dominando la economía mundial bajo la hegemonía del capital financiero y las grandes corporaciones que operan internacionalmente. El mundo está dominado por 500 grandes empresas internacionalizadas, que controlan el 52% del PIB mundial y dan empleo a sólo el 8% de la clase obrera. Las consecuencias son un desastre en todo el mundo, porque toda la población y los gobiernos nacionales tienen que estar subordinados a los intereses. Y ellos no respetan nada a fin de aumentar y mantener sus tasas de ganancia. Sus métodos van desde la apropiación de los recursos naturales, el estallido de conflictos militares para mantener las fuentes de energía y el control estatal, de apropiarse del excedente social o de ahorros a través del interés colectivo que establece pagar a los bancos.

En Brasil, la lógica es la misma. Con un agravante, por ser una economía muy grande y dependientes del capital extranjero, aquí el proceso de concentración del capital y la riqueza es aún mayor. Esta es la razón estructural por qué - a pesar de ser el octavo volumen de la economía mundial de las riquezas - estamos en 72 º lugar en las condiciones de vida promedio de la población y son la compañía cuarta peor en el mundo de la desigualdad social. Por lo tanto, esta fase del capitalismo, en vez de jugar un papel progresista en el desarrollo de las fuerzas productivas y sociales, así como fue la etapa del capitalismo industrial, ahora los niveles de concentración y la desigualdad sólo exacerban los problemas sociales.

BdF - Incluso con la elección de más gobiernos progresistas, el gobierno brasileño mantiene su carácter anti-popular, sin hacer los cambios para abordar los problemas estructurales más profundos del país. ¿Cómo valora la democracia y el Estado en Brasil? Stedile - En primer lugar, hay una lógica natural del funcionamiento de la acumulación y explotación de los reemplazos de capital para los gobiernos y las leyes. En segundo lugar, en el período neoliberal, lo que el capital ha hecho es precisamente eso, privatizar el estado. Es decir, la burguesía se convirtió en el Estado de rescate para que funcione sólo en términos de intereses económicos. Y desmantelen las zonas Estado de Política de servicios públicos que sirven a toda la población, tales como la educación, la salud, el transporte público, vivienda, etc. Por ejemplo, tenemos 16 millones de analfabetos. Educar a las familias, costaría no más de unos $ 10 mil millones. Parece mucho - el estado con todo su aparato jurídico impide la aplicación del dinero - pero esto representa dos semanas de pago de intereses que el Estado hace a los bancos. Construimos puentes y carreteras en las últimas semanas, pero para solucionar el déficit de vivienda pública es imposible? Todavía tenemos 10 millones de hogares de las personas desaparecidas. Por último, la sociedad brasileña no es democrática. Nos engañamos con las libertades de expresión, que hemos ganado contra la dictadura, que eran importantes. Pero la verdadera democracia es garantizar a todas y todos los ciudadanos igualdad de derechos y oportunidades, empleo, ingresos, tierra, educación, vivienda y cultura. Así que incluso cuando elegimos a los gobiernos con propuestas progresistas, no son conscientes de la fuerza suficiente para cambiar las leyes del mercado y la naturaleza del Estado burgués.

BdF - En política internacional, el gobierno de Lula ha invertido en la relación con los países del Sur, con el fortalecimiento del Mercosur y de UNASUR. ¿Cuál es su evaluación de esta política y cuáles son sus límites?

Stedile - El gobierno de Lula ha desarrollado una política exterior progresista en las relaciones políticas de Estado. Y una política de intereses de las empresas brasileñas en sus aspectos económicos. En comparación con las políticas neoliberales de Cardoso, que estaban totalmente subordinados a los intereses del imperialismo, este es un avance enorme, porque tenía una política soberana, decidió por nosotros. En política, se reforzaron los vínculos con los gobiernos de América Latina y así nació la UNASUR a América del Sur y el Caribe regional de América Latina y el Caribe (CELAC) para todo el continente, con exclusión de los Estados Unidos y Canadá. Estos dos órganos representan el fin de la OEA. Se ha hecho tarde.

En la economía se han fortalecido los lazos económicos con los países del Sur, todavía tenemos que avanzar en la construcción de una integración continental que es de interés para las personas, no sólo para las empresas brasileñas, o de México y Argentina. Un popular de integración de América Latina en la economía será el fortalecimiento del Banco del Sur para reemplazar el FMI. El Banco del ALBA para sustituir el Banco Mundial. Y la construcción de una moneda única en América Latina, según lo propuesto por Alba a través de la Sucre, para romper su dependencia de los dólares de EE.UU.

Si queremos la independencia económica y la soberanía en las relaciones internacionales y la energía de América Latina es fundamental derrotar el dólar. El dólar fue el resultado de la victoria de EE.UU. en la Segunda Guerra Mundial y ha sido todos estos años, el principal mecanismo de expoliación, de todos los pueblos del mundo. En un aspecto más amplio, el presidente Lula tiene razón: las Naciones Unidas no representa los intereses del pueblo, por lo que es absurdo soñar que Brasil tenga su presidencia. Es necesario construir organismos internacionales nuevos y más representativo. Pero eso no depende de las propuestas o de voluntad política. Depende de un nuevo equilibrio mundial de fuerzas, que son los gobiernos más progresistas. Y hoy no lo son.

BdF - El sistema de la televisión y la radio está muy concentrado en Brasil, incluso en comparación con otros países de América Latina. ¿Cuáles son las consecuencias para la lucha política?

Stedile - Durante el siglo 20, la democracia republicana hegemónica y el capitalismo industrial, que produjo una sociedad de clases bien definida, la reproducción ideológica de la burguesía dio los partidos políticos, las iglesias, los sindicatos y asociaciones. Ahora, en la fase del capitalismo internacionalizado, está dada por los medios de comunicación, especialmente canales de televisión y agencias internacionales de noticias. La burguesía gobernó los demás instrumentos y les da prioridad: tiene control total.

Por lo tanto, en Brasil, América Latina y en todo el mundo, los medios de comunicación están bajo el control absoluto de la burguesía. Los utilizan como reproducción ideológica, fuente de ganar dinero y cómo manipulación política. Y como sus jefes están internacionalizados, sus agendas y los horarios también están centralizados. Por lo tanto, la creación de un régimen político más democrático, incluso en el marco del capitalismo, depende fundamentalmente de la democratización de los medios de comunicación.

Esto es esencial para garantizar el derecho de acceso a la información veraz y evitar la manipulación de las masas. Y los gobiernos deberían empezar por eliminar la publicidad estatal en cualquier nivel en cualquier medio. Es una vergüenza lo que se gasta en publicidad oficial. En Paraná, para tener una idea en ocho años del gobierno Lerner [1995-2002], el Estado pagó más de $ 1 mil millones en publicidad durante dos o tres grupos de medios de comunicación.

BdF - Las grandes ciudades brasileñas se enfrentan a problemas como la falta de vivienda, saneamiento, escuelas, hospitales, el tráfico y la violencia. ¿Cómo analizar la cuestión urbana?

Stedile - La mayoría de la población se concentra en las grandes ciudades, y también se concentran los pobres y los principales problemas derivados del modelo capitalista, y un Estado que opera sólo en favor de los ricos. Los pobres en las grandes ciudades se están acumulando en los suburbios, no tienen derecho a la vivienda, la educación, el transporte público decente, trabajo, ingresos. No por el placer. Hay un montón de programas de televisión como menor de ocio. En este contexto, es claro que el sistema crea un ambiente propicio para el tráfico de drogas, a la violencia social.

BdF - Y el estado, que ha realizado a través de muchos diferentes gobiernos?

Stedile - La única respuesta ha sido la represión. Más policías, más violencia oficial, pero la cárcel. Las cárceles están llenas de pobres, jóvenes, negro o mulato. No es una situación insostenible de la tragedia social. Todos los días vemos los absurdos de la desigualdad social, el estado de abandono y la brutalidad de capital. Las estadísticas son aterradoras: 40 000 asesinatos por año en las grandes ciudades, la mayor parte por mano de la policía. Así que los movimientos sociales apoyaron la campaña de desarme. Pero la fuerza de las empresas militares financiaron los diputados y campañas, etc..... el pueblo cayó en la ilusión de que el problema de la violencia urbana se resolvería con el derecho a tener armas. Creo que la pobreza y la desigualdad en las principales ciudades brasileñas es el problema social más grave que tenemos. Lamentablemente ninguno de los candidatos que se delibere sobre la cuestión, ni cuando el debate fue la promesa de seguridad! Seguridad para quién? Las familias necesitan seguridad en el empleo, ingreso, escolaridad para los niños. (continuará)

21

Agosto

2010

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