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Cile - Imprese forestali e della cellulosa e il loro potere reale nello Stato

Alfredo Seguel (*) - Mapuexpress

Associazione Ya Basta Nordest

In questo articolo si parla di:

  • 123/502 Terra
  • 182/502 Wallmapu (Territorio Mapuche)

L’industria forestale è stata una delle attività simbolo dell’ultra neoliberalismo dello stato cileno applicato e propagato dal regime Militare di Pinochet, sopportata ed espansa dai Governi della Concertazione ed assunta e progettata dall’attuale Governo di Piñera a beneficio dei loro soci imprenditoriali.

Diventa indispensabile fare profondi cambiamenti e far fronte a queste offensive. Quello che si deve cambiare non sono solo i diritti della gente, l’ecosistema ed il riscaldamento globale, ma è anche un modello, aberrante, inumano, distruttivo e dannoso, e la resistenza deve essere effettiva.

L’Industria Forestale, si riflette principalmente in due gruppi economici, Matte (CMPC) ed Angelini (Copeco- Arauco- Celco), con un controllo tra entrambe in Cile approssimativamente di un 70% del suolo utilizzato per piantagioni, con un’espansione in diversi paesi della regione, come Perù, Ecuador, Uruguay, Argentina e Brasile, hanno ottenuto il loro consolidamento come politica di stato durante il regime della dittatura militare. Hanno ricevuto terre gratuite, sovvenzionamenti e perfino imprese statali a basso costo, come è successo con la Compagnia petrolifera del Cile (Copeco) quella che praticamente è andata in regalo con la Forestale Arauco e cellulosa Celco. A proposito, come dato, alla morte del dittatore Pinochet, sono stati scoperti cospicui conti all’estero: da dove e perché avrà ricevuto tanto denaro? Favori concessi?

Sono gruppi economici che per la loro potenza continuano a controllare l’apparato pubblico statale e molte delle loro pretese sono fatte accompagnate da politiche repressive, con criminalizzazione alla protesta sociale arrivando anche a lasciare morti, come l’assassinio del giovane mapuche Alex Lemún nel novembre del 2002 durante una rivendicazione di terre in una tenuta forestale di Mininco (CMPC).

Frustrati dalla crisi capitalista e dalla chiusura di alcuni mercati nell’estero, il Governo cileno, prostrato e sottomesso, si è impegnato ad aiutare la loro espansione, come se non fosse sufficiente tutto il saccheggio che è stato fatto dei beni collettivi e pubblici del Paese. Le imprese, con una decreto legge della dittatura (701) si sono viste finanziate per decadi, a copertura dei costi nei processi di piantagione e produzione. Adesso, difronte alle difficoltà di continuare ad ottenere più terre, a causa dei conflitti sociali, hanno fatto si che l’introduzione delle loro specie esotiche venissero imposte come politica di stato ai contadini cileni e comunità mapuches sorvolando sulle economie locali, in terre agricole, destinate all’allevamento e compresi i boschi nativi, acutizzando i conflitti che questo porta, come la perdita dell’acqua poiché sono vere pompe sorbenti.

L’espansione dell’industria forestale va a pari passo con quelle della cellulosa e cartaria, nocive per l’ecosistema e con politiche contrapposte al "sostenibile", come il riciclaggio. Ricordiamo le parole della Presidente dell’Argentina come portavoce di un’impresa Mineraria (Barrick Gold) nel maggio 2009: "I paesi sviluppati hanno esaurito le loro risorse e le troveranno nei nostri paesi." Questa visione-missione riflessa in governi neoliberali "sottosviluppati", come quello del Cile, facilitano lo sviluppo di queste industrie, quelle che sono pensate per gli "altri" paesi ed i costi, conseguenze ed impatti, si trasportano nei "nostri" paesi. I grandi beneficiari sono i loro gruppi economici (in Cile, i due principali dell’industria forestale hanno una fortuna di migliaia e migliaia di milioni di dollari) e come caso simbolo, in questi momenti si pretende di ipotecare il mare da parte dell’industria della cellulosa contro la sovranità alimentare e l’equilibrio ecologico.

Difronte alla minaccia che comporta lo scarico di rifiuti tossici al mare, come si pretende di imporre a conseguenza dei progetti di Celco (Angelini), la regione del Bio Bio (Valle Itata) e la regione dei fiumi (Mehuín) sono a rischio, diventa indispensabile fare profondi cambiamenti e far fronte a queste offensive. Non sono solo i diritti della gente, l’ecosistema ed il riscaldamento globale, quello che si deve cambiare, ma è anche un modello, aberrante, inumano, distruttivo e dannoso, e la resistenza deve essere effettiva.

(*) fa parte collettivo editoriale dell’Informativo Mapuexpress; componente del Gruppo di Lavoro per Diritti Collettivi (GTDC).

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di Alfredo Seguel (esp)

Vedi anche:
  • I danni delle transnazionali in Latinoamerica

17

Marzo

2010

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